Le implicazioni
positive del Conflitto
a cura
del dr. Paolo Danza
La parola conflitto
il cui significato deriva dal verbo latino confligere che significa
"urtare, contrastare", richiama oscuri presagi. Nell'accezione
comune tale termine è spesso associato a situazioni negative:
liti, guerre, violenza. Tale accezione è, però,
solo la "faccia oscura", quella peggiore. In realtà
il conflitto è confronto, arricchimento reciproco, cooperazione.
Le implicazioni psico-educative
sono, a mio parere, significative poichè l'accezione negativa
del conflitto può spingere le persone ad assumere atteggiamenti
di evitamento o rimozione del conflitto nella relazione interpersonale
che, come vedremo, comportano a lungo andare stress, malessere,
solitudine.
Il c. è parte
della relazione; ciò significa che è naturale confrontarsi
( talvolta scontrarsi) con qualcun'altro a meno che non si scelga
una vita priva solitaria, priva di relazioni interpersonali.
La rimozione o repressione
dei sentimenti (il "tenersi dentro") è spesso
causa di disagi non solo psichici ma anche fisici (ulcere, dermatiti,
cefalee per citare i casi più frequenti). E' fondamentale
per il proprio ben-essere dunque non evitare il c. ma affrontarlo
con modalità costruttive. Tale riflessione risulta fondamentale
se pensiamo ai numerosi contesti in cui siamo chiamati ad interagire
con altre persone: famiglia, lavoro, relazioni amicali.
L'opposizione espressa
in un c., permette all'individuo di non sentirsi completamente
succube in un rapporto. In tal modo, essa esercita un'influenza
distensiva, porta ad un equilibrio interno, rende vitali i rapporti
sociali e, soprattutto, è un mezzo per conservare il rapporto
e non sfuggirlo.
TIPOLOGIE E MODALITA'
DI RISOLUZIONE (saper essere nel conflitto)
Vi sono aspetti
aspetti positivi nel conflitto:
a) aumenta la consapevolezza
del proprio ruolo e del proprio potere nella situazione relazionale
con le reazioni della controparte;
b)intensifica
la mobilitazione dell'energia psichica e a essere più efficace
nel raggiungimento degli obiettivi;
c)stimola al mutamento
e all'attività;
d) aumenta l'identità
da parte delle due o più componenti implicate: ogni c. definisce
meglio amici e nemici e la loro reciproca interazione.
Le considerazioni
suddette evidenziano l'importanza del c. quale forza unificatrice
nelle relazioni.
Il c., sostiene
Coombs , ha una natura duale. Tale sentimento di dualità si
distingue tra un essere e un dover essere, porta con sé un sentimento
di colpa, cioè la paura di una punizione e la tendenza ad eliminarlo
mediante comportamenti la cui finalità è la rimozione del conflitto.
Per tale motivo,
il singolo talvolta evita il conflitto e il possibile cambiamento
che esso comporta. In tali situazioni, ciascuno è chiamato a
trattare il problema della paura che ogni conflitto porta con
sé con il conseguente bilancio costi-benefici.
La via di uscita
costruttiva consiste nell'affrontare "l'altra persona"
( punto di vista, interessi, bisogni, aspettative) gestendo
la paura ed il senso di colpa. In alcuni casi si può
trovare un punto d'incontro, in altri si rimane sulle proprie
posizioni. Ma anche il fallimento della mediazione è
comunque positivo ai fini della autostima personale, in quanto
la sola verbalizzazione delle proprie idee e posizioni è
comunque un'affermazione del proprio Io.
E se non si riesce
ad affrontare tali situazioni? Se non si riesce a dire di "no"
quando si vorrebbe? Se la paura di essere allontanati è
tanta? Se ci si sente bloccati e risulta difficile affermare
le proprie esigenze?
Sono molte le situazioni
di "ingabbiamento": relazioni di coppia, con i propri
genitori, nell'ambiente di lavoro, con gli amici in cui si sperimenta
l'incapacità di affermare se' stessi, i propri bisogni
tracciando quel "sano confine" che permette di prendersi
cura della propria esistenza e non lasciarsi invadere dagli
altri.
Ci sono evidentemente
accadimenti passati non elaborati efficacemente, ingiunzioni
culturali ed educative che possono ostacolare la capacità
della persona di affrontare tali situazioni con assertività
e congruenza; cioè, con la capacità di dichiarare
se' stesso , i propri bisogni, sentimenti e aspettative.
Le influenze culturali,
educative, psicologiche possono essere affrontate con un professionista
e rappresentare una fonte di crescita, un processo di "liberazione"
che porterebbe il soggetto a sperimentare nuovi e piacevoli
orizzonti ed a ridefinire il proprio Io.
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